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Gli articoli di Matteo

Un sito per ogni showroom

Il sito del marchio racconta chi sei. Il sito dello showroom racconta come si lavora con te in quella città. Sono due cose diverse, e vanno su due indirizzi diversi: il nome della città davanti a quello dell'azienda. Qui racconto cosa ci mettiamo dentro e perché fa risparmiare un appuntamento su tre.

Di Matteo RivoltaPubblicato il 17 dicembre 20255 minuti di lettura
In sintesi
  1. Un sottodominio per ogni punto vendita, con il nome della città: è la pagina del negozio.
  2. Il metodo di lavoro messo online: primo incontro, porta la piantina, progetto al secondo, conferma al terzo.
  3. Le domande frequenti che squalificano: «quanto costa? Non è possibile rispondere senza progetto».
  4. Le testimonianze del negozio, i progetti realizzati in 3D, la mappa, la prenotazione dell'appuntamento.
  5. La pubblicità porta lì: il video dello showroom e, sotto, «prenota la tua visita». Il cliente entra già preparato.

Il sito del marchio e quello dello showroom

Il sito del marchio parla in terza persona, racconta le collezioni, i materiali, l'azienda, e ha lo shop online con il listino unico. Il sito dello showroom è un'altra cosa: è la pagina di un punto vendita, e deve rispondere a una domanda sola, «come funziona venire da voi?». Per questo ogni nostro store ha il suo sottodominio: il nome della città davanti a quello dell'azienda, Milano, Modena, Parigi in francese. Stessa struttura, stesso mood, contenuti locali: il video di quello showroom, i telefoni, i contatti, la mappa.

Cosa c'è dentro

Chi siamo e come lavoriamo. Il metodo di lavoro messo online, passo per passo: vai sul blog, registrati nell'area riservata, preparati al primo incontro, porta la piantina di casa; al secondo incontro ti presentiamo il progetto; poi le variazioni e la conferma. Il cliente, quando entra, sa già cosa succederà, e in showroom glielo rispieghiamo uguale.

I progetti realizzati. Le case vere, da dove sono partite, il progetto in 3D e la realizzazione. Il cliente si può sbizzarrire con i progetti già esistenti, e capisce che quello che vede in foto è quello che riceve a casa.

Le testimonianze del negozio. Sono quelle dei clienti di quello showroom. Un architetto che ci lavora, un manager che ha comprato lì. Chi abita a Milano vuole sentire chi abita a Milano.

Le domande frequenti. Sono di due tipi. Le informazioni generali, «cosa devo portare al primo appuntamento? La piantina», che il cliente legge da solo e riducono il tempo dell'appuntamento. E le domande che squalificano: «Quanto costa una cucina? Non è possibile rispondere senza un progetto». Chi cerca solo il prezzo capisce che non è il posto giusto, prima di farci perdere una mattina.

La prenotazione. Inserisci email e messaggio, scegli la data, e l'appuntamento arriva a chi gestisce il negozio. Con la mappa di Google sotto.

Dove porta la pubblicità

Lo showroom è pubblicizzato, sui social e in remarketing, con il video della sua presentazione e, sotto, una sola richiesta: prenota la tua visita. Chi clicca finisce sul sito dello showroom. Vede il video, legge il metodo, guarda le testimonianze, prenota. Tutto sul telefono. È l'ultimo passaggio della piramide: a questo punto il pubblico è già profilato, scremato, squalificato, e ci arriva chi vuole davvero venire.

Cosa cambia in showroom

Il cliente che ha letto il sito dello showroom entra preparato. Sa che ci sono tre incontri, ha portato la piantina, non chiede «quanto costa» alla porta. Il primo appuntamento dura meno e serve a quello che deve servire: capire il budget e l'urgenza con le domande giuste. Chi non l'ha letto, si vede subito. Se hai un punto vendita e un solo sito, il sito del marchio, stai facendo fare al negozio un lavoro che il sito poteva fare prima. Un sottodominio costa niente.

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