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I brevi di Matteo

Dal debito non si esce con altri bonus. Si esce tornando a crescere

Due dichiarazioni al G20 dei ministri delle Finanze raccontano due modi di guardare allo stesso problema. Bessent ha ragione: dal debito si esce con la crescita. E l'Italia, tra le tasse di Monti e i bonus di tutti i governi dopo, ha smesso di crescere da decenni.

Di Matteo RivoltaVideo pubblicato il 1 settembre 2026Dal reel · 4 minuti di letturaVideo · 7 minuti

In questi giorni, durante il G20 dei ministri delle Finanze negli Stati Uniti, sono arrivate due dichiarazioni che secondo me raccontano molto bene due modi diversi di guardare allo stesso problema.

Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha detto:

«Il mondo è sommerso dal debito, dopo la crisi finanziaria globale e dopo il Covid, e l’unico modo per uscirne è quello di crescere.»

Poco dopo, il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti ha sottolineato come il debito italiano non rappresenti più un problema come in passato e come il nostro Paese sia abbastanza tranquillo sul fronte del suo rifinanziamento.

Parto da Bessent.

Secondo me ha pienamente ragione.

Il mondo è sommerso dal debito

Dopo la crisi finanziaria globale e, soprattutto, dopo le chiusure legate al Covid, governi e banche centrali hanno immesso una quantità enorme di denaro nell’economia.

Era probabilmente inevitabile intervenire in una situazione eccezionale.

Ma nulla è gratis.

Quella enorme quantità di liquidità, insieme alla crescita della spesa pubblica, ha contribuito all’aumento del debito e successivamente anche dell’inflazione.

Negli Stati Uniti il debito pubblico ha ormai superato il 100% del PIL, raggiungendo livelli che storicamente associamo a periodi assolutamente eccezionali.

Eppure, sul futuro dell’economia americana, personalmente sono molto meno preoccupato.

Gli Stati Uniti hanno una capacità di crescita che l’Europa, e soprattutto l’Italia, oggi non hanno.

Tecnologia, capitali, energia, mercato interno, aziende globali, capacità di attrarre investimenti e talenti.

Non ho molti dubbi sul fatto che gli Stati Uniti proveranno a sostenere il proprio debito attraverso la crescita della propria economia.

Ed è qui che arriviamo al problema italiano.

Il problema dell’Italia non è soltanto il debito

Ho più perplessità sulle parole di Giorgetti.

Per carità, è vero che alcuni indicatori dei nostri conti pubblici sono migliorati.

Il deficit è tornato intorno al 3% del PIL e l’Italia oggi riesce a rifinanziare il proprio debito senza le tensioni che abbiamo conosciuto in altri periodi.

Ma secondo me il vero problema è che l’Italia non cresce.

O, quando cresce, cresce dello zero virgola.

E questa situazione va avanti da decenni e si è aggravata soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2007-2009.

Possiamo discutere quanto vogliamo di spread, deficit, parametri europei e rifinanziamento del debito.

Ma se il denominatore, cioè il PIL, non cresce seriamente, prima o poi il problema torna.

Prima le tasse, poi i bonus

Dalla crisi finanziaria in poi abbiamo provato diverse ricette.

Con il governo Monti abbiamo affrontato l’emergenza soprattutto attraverso un aumento molto forte della pressione fiscale.

IMU.

Superbollo.

Tassazione sulla nautica.

Aumento delle accise.

Maggiore pressione su immobili e attività produttive.

Misure adottate in un momento certamente molto difficile per i conti pubblici, ma che hanno avuto un impatto concreto sulle tasche di famiglie e imprenditori.

Negli anni successivi siamo passati quasi all’estremo opposto.

La politica dei bonus.

Superbonus 110%.

Bonus facciate.

Bonus mobili.

Bonus rubinetti.

Bonus zanzariere.

E potremmo continuare.

Ogni governo ha aggiunto il proprio intervento.

Ogni partito ha cercato di proteggere o incentivare una determinata categoria.

Ogni piccolo gruppo di interesse ha cercato di portare a casa la propria agevolazione.

Ma alla fine qualcuno deve sempre pagare il conto.

Il risultato lo vediamo oggi

La pressione fiscale su chi lavora e su chi fa impresa rimane elevatissima.

L’inflazione degli ultimi anni ha mangiato una parte importante del potere d’acquisto.

Gli stipendi reali fanno fatica a crescere.

Energia e carburanti continuano a rappresentare costi pesanti tanto per le famiglie quanto per le aziende.

E mentre continuiamo a discutere su come distribuire risorse, facciamo molta più fatica a discutere di come creare nuova ricchezza.

Secondo me è questo il punto sul quale dovremmo fare attenzione.

Perché questo modello, alla lunga, rischia di rompersi.

Io farei esattamente il contrario

Penso che l’Italia abbia bisogno di una politica economica completamente diversa.

Bisognerebbe avere il coraggio di ridurre drasticamente bonus, agevolazioni, piccoli privilegi e spesa improduttiva.

Quei soldi andrebbero usati per una riduzione strutturale delle tasse.

Sulle persone.

Sul lavoro.

E soprattutto sulle aziende.

Il principio, secondo me, è molto semplice.

Se lasci più soldi nelle tasche delle famiglie, una parte di quei soldi torna nell’economia attraverso i consumi.

Se lasci più risorse nelle aziende, quelle aziende possono investire, assumere persone, migliorare i propri prodotti, aumentare gli stipendi e crescere.

E quando cresce l’economia diventa più semplice sostenere anche un debito pubblico molto elevato.

Per questo condivido la frase di Bessent.

Dal debito si esce aumentando la capacità del Paese di produrre ricchezza.

Aumentare le tasse o continuare a distribuire bonus a questa o quella categoria, secondo me, non basta.

Prima di redistribuire la torta, bisogna farla crescere

Da anni in Italia discutiamo soprattutto di come redistribuire la torta.

Chi deve ricevere un bonus.

Chi deve avere un incentivo.

Quale categoria deve essere protetta.

Quale spesa deve essere finanziata.

Ma se la torta rimane sempre delle stesse dimensioni, continuare a dividerla in pezzi diversi non risolve il problema.

Prima o poi bisogna tornare a farla crescere.

E credo che questo dovrebbe essere il vero obiettivo della politica economica italiana dei prossimi anni.

Questo significa tagliare bonus e piccoli privilegi e ridurre le tasse su chi lavora e produce, per avere in cambio investimenti, produttività e crescita.

Perché alla fine Bessent ha centrato il punto:

l’unico modo sostenibile per uscire da una montagna di debito è tornare a crescere.

Voi cosa ne pensate?

La strada dovrebbe essere continuare con bonus e incentivi oppure utilizzare quelle risorse per ridurre strutturalmente la pressione fiscale su persone e imprese?

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