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Geopolitica e aziende

Perché gli Stati Uniti importano e cos'è davvero la globalizzazione: intervista a Dario Fabbri

Perché un imprenditore che esporta dovrebbe conoscere la geopolitica? L'ho chiesto a Dario Fabbri, analista di Limes e docente della Scuola di Limes che sto frequentando. Nell'intervista, registrata nel 2021, spiega la differenza tra le potenze che perseguono la potenza e i paesi come l'Italia che vivono di economia, perché il deficit commerciale americano è una scelta imperiale che nemmeno Trump ha invertito, perché la globalizzazione è il dominio dei mari e non il libero commercio, e quanto durerà l'internet di Google e Facebook.

Di Matteo RivoltaVideo pubblicato il 24 giugno 2021Articolo dal video · 9 minuti di letturaVideo · 24 minuti
In sintesi
  1. La geopolitica studia le interazioni tra collettività sulla carta geografica, e serve alle aziende perché esportare significa arrivare in un luogo reale dove la volontà della collettività si impone sulle scelte del singolo consumatore.
  2. Potenze storiche e paesi post-storici: Stati Uniti, Cina, Russia e Turchia perseguono la potenza; Italia, Germania e l'Europa vivono di economia dentro lo schema americano.
  3. Gli Stati Uniti importano per scelta: il deficit commerciale crea dipendenza e rende il dollaro riserva globale. Con Trump non è diminuito.
  4. La globalizzazione è il dominio dei mari da parte di una sola potenza, non il libero commercio. Finirà quando gli americani non controlleranno più gli stretti.
  5. Internet come lo conosciamo è emanazione della potenza americana e durerà qualche decennio ancora.

Perché un imprenditore dovrebbe conoscere la geopolitica

Dario Fabbri è analista geopolitico, giornalista, consigliere scientifico e coordinatore per gli Stati Uniti di Limes, la rivista italiana di geopolitica. Con il direttore Lucio Caracciolo è tra i principali relatori della Scuola di Limes, che sto frequentando e che consiglio a tutti i colleghi imprenditori perché apre la mente. Scrive anche per la rivista Luxury, dedicata al Made in Italy e alla fascia alta. Da qui è nata l'idea di questa intervista per i lettori del mio libro dedicato ai piccoli imprenditori, che di geopolitica sono per lo più digiuni: la formazione classica non ne parla. Gli ho chiesto cos'è la geopolitica e perché un imprenditore dovrebbe conoscerne almeno i concetti base.

La geopolitica, nella sua forma più semplice, si occupa dello studio delle interazioni tra le collettività, che siano Stati, nazioni o imperi, e di come questa interazione, che può essere anche conflitto, si inserisce sulla carta geografica. Deve essere terrena, riportata a ciò che è mappabile, altrimenti sarebbero concetti in libertà: una disciplina che studia l'interazione tra collettività diverse per aumentare o diminuire l'influenza dell'una o dell'altra in un determinato spazio.

A cosa serve alle aziende, anche a quelle che restano sul tessuto nazionale? Perché si inseriscono in contesti specifici di cui spesso non conoscono i dettagli. Produrre ed esportare, manufatti o servizi, vuol dire giungere in un luogo reale, concreto: capire come arrivarci, che contesto si trova, a quale pubblico ci si rivolge e come la volontà della collettività si impone sulle scelte del singolo consumatore. Altrimenti si riduce tutto a scelte individuali e non comprendiamo perché in altri Stati il governo imponga questa o quella scelta ai consumatori e alle aziende, obblighi i campioni industriali a investire qui o lì, vieti movimenti o respinga alcune aziende accogliendone altre. Di tutto questo si occupa la geopolitica.

Potenze storiche e paesi post-storici

Uno dei concetti base della Scuola di Limes è la potenza degli Stati, e la distinzione tra nazioni in un periodo storico o post-storico, un concetto che i mass media ignorano. La distinzione riguarda i paesi che sono più o meno dentro un sistema altrui, un impero altrui, e quelli che ne sono antagonisti o che, pur stando dentro, mantengono una certa autonomia. Le grandi potenze, quelle che si contendono lo status definitivo, non vivono di economia: l'economia è uno strumento della loro azione, non il fine ultimo. Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia perseguono la potenza e usano l'economia, tra gli altri patrimoni di cui dispongono, per raggiungerla. Sono collettività storiche, che esistono ancora dentro la storia, non credono che sia finita e agiscono in forma violenta verso gli altri, con una popolazione mediamente giovane e un'idea di sé centrata sui sacrifici legati alla potenza.

Poi ci sono i soggetti post-storici, che vivono di economia e stanno dentro uno schema altrui. L'Italia è tra questi, come tutti i paesi d'Europa, satelliti degli Stati Uniti: non possono perseguire la potenza da soli, si dedicano all'economia, alla qualità della vita, al benessere. Si vive meglio nei paesi post-storici, ma non sono paesi che possono dominare le relazioni internazionali, e non ne hanno nemmeno l'obiettivo. Da questa distinzione nasce il rapporto tra le potenze superiori per rilevanza e quelle inferiori, dedicate principalmente all'economia.

Il Giappone, unico paese asiatico nel G7, è difficile da inquadrare: una grande potenza commerciale e un paese post-storico legato agli Stati Uniti come satellite. Tuttavia è fortemente anticinese e sta riscoprendo una vocazione alla potenza proprio per contrastare l'ascesa della Repubblica Popolare: ha un'eccezionale marina militare, con finte portaelicotteri che in realtà possono essere portaerei, e si impegna ogni anno di più nel contenimento marittimo della Cina, al di là dell'approccio pacifista della sua popolazione. Un paese post-storico a metà del guado verso una trasformazione che non sarà totale, perché l'età mediana è troppo alta, ma che dovrebbe renderlo meno post-storico degli ultimi decenni.

Perché gli Stati Uniti importano

I miei consigli agli imprenditori che vogliono esportare sono iniziare dall'estero vicino, l'Europa continentale che ama il Made in Italy, e passare in un secondo momento agli Stati Uniti, che per la mia azienda sono il primo mercato, con città come New York, Miami, Los Angeles e Atlanta, dove i clienti amano i nostri prodotti e non hanno problemi di budget. Il nostro prodotto, bello e costoso, è apprezzato anche in Svizzera, Francia, Germania, Austria. Sconsiglio invece di iniziare dalla Cina, per la distanza, per una struttura informatica diversa che non permette di diffondere le informazioni sui social a cui siamo abituati, e per una differenza culturale importante: non è impossibile, ma è molto più difficile, e va affrontata solo quando Europa e Stati Uniti sono esauriti. Alla Scuola di Limes ci spiegano che gli Stati Uniti importano perché sono prestatore di ultima istanza. C'è una connessione tra questo e il fatto che siano, con l'Europa, il primo mercato delle aziende italiane?

Gli Stati Uniti sono un importatore netto, con un decisivo deficit commerciale, e non per caso: lo perseguono scientificamente. Importare massicciamente dagli altri significa creare dipendenza verso di sé e rendere il dollaro la divisa di riserva globale, perché acquistando si consegna la propria moneta nelle mani del venditore, costringendolo a partecipare del benessere degli Stati Uniti. Tutto questo rende gli Stati Uniti un mercato molto appetibile, per ragioni culturali di apprezzamento del Made in Italy ma anche per l'inclinazione di un mercato votato all'importazione. Le amministrazioni che si susseguono provano a diminuire il deficit, perché grava sulla popolazione americana, ma senza poter annullare quella vocazione, legata alla conservazione dello status americano. Il consiglio per chi ha a che fare con gli Stati Uniti è aspettarsi turbolenza, ma considerare l'inclinazione a importare merci, dovuta a ragioni imperiali superiori a quelle economiche, indipendentemente dalla retorica di questa o quella amministrazione. Gli anni di Trump sono stati raccontati come protezionistici, e certamente sono stati applicati dazi anche a prodotti italiani, ma il deficit commerciale americano in quei quattro anni non è diminuito: nessuna inversione di tendenza.

E la Germania, che in Europa continentale è nostro cliente ma anche il principale concorrente, essendo l'Italia il secondo paese esportatore di manufatti dopo di lei? È il principe dei paesi post-storici, economicisti, più ancora dell'Italia. Certo, ha una taglia superiore, è più grande demograficamente e industrialmente, ma rappresenta in assoluto il paese post-storico economicista per eccellenza. Non è un caso che in questa fase debba determinare cosa vuole essere da grande, tirata di qua dall'eurozona e di là dagli Stati Uniti, senza che sia chiaro quale strada prenderà.

Cos'è davvero la globalizzazione

Ho sempre ritenuto la globalizzazione un fenomeno meramente economico, collegato al libero mercato, come insegnano università e scuole delle camere di commercio. In geopolitica la visione è completamente diversa. La geopolitica riconosce nella globalizzazione semplicemente il dominio dei mari da parte di una sola potenza, in questa fase gli Stati Uniti. Il dominio dei mari è così importante perché ancora oggi il 90% delle merci che si muovono nel mondo viaggia via mare. Chi controlla i mari può creare un unico mercato planetario, ed è quello che gli Stati Uniti hanno realizzato alla fine della Guerra Fredda, quando è implosa l'Unione Sovietica. Disporre dei mari non significa controllarli chilometro per chilometro, impossibile, ma controllare gli stretti, gli istmi, i passaggi obbligati senza rotta alternativa: lì si frappone la marina militare dominante, quella americana, impedendo almeno teoricamente il passaggio a chi non ne riconoscesse la superiorità.

Così si crea un unico mercato globale, che non è legato al libero commercio: il libero commercio in assoluto non è mai esistito, quello che scambiamo per libero commercio prevede sempre dazi verso qualcun altro. L'Europa, che si vanta di essere territorio di libero commercio, applica dazi ai prodotti provenienti dall'estero dentro i confini dell'Unione, e gli Stati Uniti hanno sempre avuto dazi. La globalizzazione non è legata al più o meno di dazi, ma al controllo americano dei mari, cioè alla presenza di un solo mercato globale su scala marittima. Finirà quando gli americani non saranno più in grado di controllare tutti i passaggi: allora si balcanizzerà, frammentata tra diversi soggetti.

Quanto durerà l'internet americano

Le nostre aziende, e quelle dei lettori, sono molto attive online con pubblicità su YouTube, Facebook e Instagram. Abbiamo notato che la Russia in parte, e soprattutto la Repubblica Popolare Cinese, hanno un altro internet, creato anche dalla censura del regime. Per quanto tempo, anni o decenni, resisterà l'ecosistema costruito dagli americani, YouTube, Google, Facebook e Instagram, nell'Europa occidentale e nel Nord America?

Internet come lo conosciamo, nella forma in cui lo conosciamo, è legato seccamente alla potenza americana, e sarà così finché gli Stati Uniti avranno a disposizione quella globalizzazione di cui abbiamo parlato. Non a caso anche le comunicazioni via internet sono gestite nei mari, con i cavi posati sul fondale che fanno muovere la rete per il pianeta. I social network citati potranno cambiare tra qualche anno, ce ne saranno altri e altri scompariranno, mai dare nulla per scontato in un mondo così veloce, ma resteranno di supremazia americana, con produttori e proprietari dai nomi diversi, finché la globalizzazione sarà quella che ci siamo raccontati. Internet ne è diretta emanazione ed è collegato alla traiettoria degli Stati Uniti, che può durare qualche decennio: non siamo alla fine di quel sistema.

Le sfide dell'Italia di Draghi

L'ultima domanda non può che riguardare l'Italia, nel 2021 guidata da Mario Draghi. Le sfide sono molteplici, ma la ragione principale per cui Draghi si trova lì è far arrivare in Italia i fondi del Recovery Fund, il Next Generation EU: soldi che arrivano su garanzia anzitutto della Germania, che con la sua tripla A garantisce davanti ai mercati l'emissione di bond da parte della Commissione europea, il grosso delle risorse stanziate per il nostro paese. Draghi è lì per dire: fidatevi di me, sarò io a gestirli, non ci comporteremo come i soliti italiani. Il punto è che quei soldi non arrivano in una sola tranche ma negli anni, in base ai piani attuati, quindi la presenza di Draghi andrebbe considerata nel lungo periodo, ma non è affatto certo che resti al suo posto così a lungo, e non è certo che sappia impiegare quei soldi: ci fidiamo, ma attendiamo gli eventi.

L'altro motivo è il rapporto eccezionale con gli Stati Uniti, preoccupati dallo scatto in avanti garantito dalla Germania a nostro favore e all'eurozona con l'emissione di bond, e che si interrogano sulla prossima volontà dei tedeschi. Per evitare che gli americani considerino il nostro precipitare nella sfera di influenza tedesca una grave preoccupazione, la Germania garantisce per noi e vorrà qualcosa in cambio, Draghi, che conosce così bene Washington, è lì per dire: tranquilli, fidatevi di me, so io cosa fare. Infatti in questi mesi di governo si è distanziato molto da Russia e Cina, per segnalare la sua buona volontà agli Stati Uniti. E dobbiamo tenere conto delle agenzie di rating americane, che ci tengono a due passi dal livello spazzatura: se gli Stati Uniti, per scelta più o meno deliberata, valutassero male i piani di attuazione dei fondi, un declassamento sarebbe a dir poco tragico. Siamo davvero sulla corda, ma gli italiani nelle difficoltà ne escono sempre: non possiamo che sperare bene.

Dario Fabbri e i suoi colleghi si trovano sul canale YouTube di Limes e sulla rivista, oltre che sulla nostra rivista Luxury.

Domande frequenti

Cos'è la geopolitica?

Lo studio delle interazioni tra collettività, Stati, nazioni o imperi, e di come queste interazioni, anche conflittuali, si inseriscono sulla carta geografica per aumentare o diminuire l'influenza dell'una o dell'altra in un determinato spazio.

Perché gli Stati Uniti sono un importatore netto?

Per scelta: importare massicciamente crea dipendenza verso gli Stati Uniti e rende il dollaro la valuta di riserva globale. È una vocazione legata allo status imperiale, che nessuna amministrazione può annullare: nei quattro anni di Trump il deficit commerciale non è diminuito.

Cos'è la globalizzazione secondo la geopolitica?

Il dominio dei mari da parte di una sola potenza, oggi gli Stati Uniti, che controllando gli stretti e i passaggi obbligati crea un unico mercato planetario. Il 90% delle merci viaggia via mare. Il libero commercio in assoluto non è mai esistito.

Quanto durerà l'internet di Google, YouTube e Facebook?

Internet come lo conosciamo è emanazione della potenza americana: i singoli social cambieranno, ma la supremazia americana durerà finché durerà la globalizzazione, probabilmente qualche decennio. In Cina e in parte in Russia esiste già un altro internet.

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